Vi ripropongo un vecchio lavoro eseguito nel 2010.  Si tratta di uno spaccato degli anni in cui imperversava l’occupazione tedesca in Francia.  Siamo all’interno di una delle residenze parigine confiscate dalle forze occupanti per ospitare alti ufficiali tedesci, per i loro svagi e la loro vita sociale.  Gli scatti ritraggono gli istanti precedenti ad una colazione di lavoro.

E’ questo un altro dei lavori di autocostruzione integrale nel quale mi sono cimentato in passato.

 

Siamo in un particolare momento di stallo nel conflitto tra gli stati contrapposti,  contrassegnato da vicendevoli vittorie e sconfitte su entrambi i fronti,  con la ricerca insistente da parte Unionista di dare la spallata decisiva.

L’occasione per creare i presupposti per concretizzare questo proposito si materializza soprattutto in una persona:  il Generale Ulysses Grant.

La sua intuizione è determinante e cioè di concentrare lo sforzo bellico per far fuori le due Armate principali della confederazione:  l’Armata della Virginia del nord al comando di Lee e l’Armata del Tennesse al comando del Generale Joseph Eggleston.

Ad ogni scontro moltissimi saranno i caduti ed altrettanti i feriti,  i più di loro,  massacrati da scontri ravvicinati o dalle ogive perderanno gli arti e il più delle volte anche la vita.

Direttamente dalla collezione fotografica di colui che perseguì l’intuizione di raccontare ed immortalare in immagini la cruenza della guerra civile americana,  Mathew Brady,  ecco alcuni scatti.

 

Quello che segue  è il mio primo diorama esteso,  nel senso che occupa una notevole superficie ed un altrettanto cospiquo numero di figuranti,  che riguarda la guerra civile americana,  avente per tema un attacco Confederato in forze ai danni di una pattuglia Nordista.

Completano il diorama una serie di contributi fotografici in chiave “anticata”, al fine di ricreare l’atmosfera tipica di quell’epoca, come immortalata a suo tempo dagli scatti di Mathew Brady  e  cogliere la cruenza del combattimento, quasi come ad avvertirne il crepitio delle fucilate.

 

Mathew Brady è considerato il padre del fotogiornalismo per il suo lavoro volto a fotografare la guerra civile americana nel 1860.  I suoi genitori erano immigrati provenienti dall’Irlanda.  Mathew è nato a Warren County, nello stato di New York.

Al tempo della crisi di secessione e l’inizio della Guerra Civile, Mathew Brady era già abbastanza famoso come fotografo di punta del suo tempo,  in quanto si era impegnato a ritrarre personaggi famosi dell’epoca ma al tempo stesso anche gente comune.

Determinato a registrare la storia della guerra in fotografia,  Brady organizzò un team di fotografi professionisti per seguire l’esercito dell’Unione durante i combattimenti.

La raccolta di foto tratta da questa impresa,  dal titolo “La storia fotografica della guerra civile” è considerata un importante e sbalorditivo reportage della guerra, che ha catturato non solo la gloria della guerra, ma anche il costo terribile dei combattimenti.

Il ricavato di tutta questa ampia documentazione fotografica non bastò però a ripagare il costo per l’allestimento del suo staff di fotoreporter,  che gli costò ben 100 mila dollari (una grande quantità di denaro nel 1860).

Inoltre il post guerra e la successiva depressione economica gli furono fatali riducendolo sul lastrico.  Morì nel 1896, povero e sofferente di alcolismo e solitudine.

 

 

Questo è il primo lavoro che ho eseguito, ormai diversi anni fa, in chiave Old West, che ha scatenato il mio interesse nel periodo Western.  La figura del Bounty Killer ritornerà anche in altri personaggi, successivamente realizzati,  ad alimentare le fila della popolazione di Patton Springs.

 

Da appassionato del periodo western non poteva mancare, nel panorama dei personaggi che sto approntando per alimentare le fila di coloro che popoleranno la cittadina di Patton Springs, uno tra i più classici della cinematografia alla Sergio Leone: Clint Eastwood, nei panni de  “il Buono”.

Un particolare ringraziamento va all’amico Alfio per avermi fornito il poncho, il cinturone con pistola ed il panciotto, da lui realizzati e a Cesare per aver magistralmente dipinto la fantastica testina di Clint.

 

 

 

Ho presentato questo diorama dalle ragguardevoli dimensioni alla mostra di modellismo di Parabiago (MI) tenutasi a maggio 2014 ed avente per tema le “Penne Nere”.

Lo spunto è stato quello della mitica impresa avvenuta negli anni ’50 ad opera di una compagnia di alpini della Taurinense che compì l’eccezionale impresa sul Cervino conquistando quota 4.478.

Per la realizzazione del roccione ho optato per la soluzione di utilizzare strati di polistirolo ad alta densità,  materiale particolarmente malleabile e consistente al tempo stesso, comunemente in uso in edilizia per isolare, incollando tra loro i vari stati fino a comporre la vetta, badando a non stuccarli eccessivamente tra loro proprio per accentuare la visione delle stratificazioni rocciose.

 

Durante la Guerra civile americana la Campagna di Richmond comprese “l’assedio di Petersburg” che vide l’impiego di grande quantità di pezzi d’artiglieria, su tutti il micidiale “Dictator” un mortaio dalle notevoli dimensioni e dal devastante impatto distruttivo: interamente in metallo, 13 pollici di calibro, pesava 17.120 libbre, la lunghezza del tubo era di 53 pollici e scagliava granate del peso di 218 libbre fino a una distanza di due miglia (4.325 mt.) con una angolazione di 45″, la carica standard era di 20 libbre di polvere.

E’ stato prodotto in 162 esemplari. Per gli spostamenti di questo bestione veniva utilizzata la ferrovia mediante carrelli ferroviari appositamente rinforzati con travi e tondini di ferro per sopportarne iol peso e posizionato a terra su pianali in legno.

L’effetto di fuoco veniva paragonato ad un vero e proprio terremoto.

 

 

Dall’autunno del 1942 il Corpo d’Armata Alpino che contava le tre divisioni Alpine della Cuneense, della Tridentina e della Julia, si trovava schierato sul fronte russo, affiancato da altre Divisioni di fanteria italiane, nonchè da reparti alleati tedeschi, rumeni e ungheresi.
I Russi forti di un potenziale d’urto impressionante dilagarono dalle retrovie accerchiando le Divisioni Italiane.  Cominciò una drammatica ritirata dalle postazioni sul Don che avrebbe portato all’annientamento di ben 55.000 uomini.
Con la prospettiva di una vera e propria catastrofe rimaneva l’unica alternativa di ripegare immediatamente.
Ebbe così inizio il disimpegno dell’intero Corpo d’Armata Alpino, di cui poteva contare sull’efficenza della sola Divisione Tridentina, una marcia verso la salvezza che fu un evento estremamente drammatico e dolorosissimo.