I tunnel rats, topi di galleria, erano unità di soldati americani addestrati per compiere missioni di ricerca e distruzione sotterranea durante la guerra del Vietnam.

I Viet Cong crearono una fitta rete di complessi sotterranei utilizzati come rifugi, centri di comando e passaggi segreti.

Una volta scoperto un tunnel venivano inviati i tunnel rats con lo scopo di uccidere gli occupanti e distruggere le strutture con esplosivo. I rats erano in genere soldati di bassa statura.

I tunnel venivano realizzati da volontari, utilizzando semplici zappe e cesti. I passaggi non venivano realizzati in linea retta ma con angolazioni per deviarne i colpi esplosivi da granate.

Al rilevamento di un ingresso del tunnel il rat veniva calato a capofitto tenuto per i piedi dai compagni. Era equipaggioto di una pistola in una mano e di una torcia nell’altra. La missione principale era quella di uccidere i nemici; dopo aver ultimato la perlustrazione nel tunnel ed essere usciti, venivano piazzate le cariche di esplosivo C4 e si procedeva a far detonare le cariche e demolire il tunnel.

Immaginate la sensazione di strisciare in uno stretto cunicolo, non sapendo chi vi sia al di là di esso, dove conduce e quali pericoli si possano trovare dietro ogni curva, siano esse trappole o nemici.

 

 

Il lavoro che segue in realtà non è di nuova formazione,  facendo parte del gruppo storico dei quattro fabbricati di Patton Springs, ma di un restiling vero e proprio,  operato per l’occasione per consentirne l’esposizione alla prima mostra modellistica nazionale per la scala 1/6 di Abbiategrasso tenutasi dal 28/2 al 6/03/2016.

Molti i lavori operati sulla struttura,  per cominciare da un pesante invecchiamento delle pareti interne ed esterne del fabbricato a base di the,  caffè e catrame liquido,  all’applicazione di calamite sia sul basamento che ai piedi (o meglio alle scarpe) dei figurini per consentirne un adeguato ancoraggio (necessità questa dettata da esigenze espositive),  nonchè tutta una serie di accorgimenti strutturali per adeguare due delle qauttro pareti nonchè la copertura, affinchè potessero risultare completamente visibili al terzo osservatore / visitatore mediante lastre di plexiglass collegate tra loro.

Particolare attenzione è stata posta al mobilio, interamente autocostruito, come la cassaforte, dipinta a mano,  dalla struttura tipicamente dell’epoca,  oltre allo scrittoio realizzato in legno e collocato all’ingresso,  come del resto l’intera parete divisoria interna.  Anche le scritte sulla facciata sono state realizzate a mano libera.

 

 

Nell’ultimo conflitto il Battaglione Cervino per ben due volte fu formato e due volte distrutto.

Il Monte Cervino è una leggenda,  nelle sue fila vi erano tutti campioni di sci e di roccia,  annoverando esclusivamente volontari e scapoli,  condizione prima per essere accettati.

La permanenza in Russia del “Cervino” durò dieci mesi.   Il  primo  combattimento  nel marzo  del ’42  a  – 32°  sotto zero sul fronte del Ploski,  l’ultimo combattimento nel gennaio del ’43 a Olikowatka.  Quando a dicembre i russi scatenarono la loro offensiva il “Cervino” si trovava a fianco della “Julia” a condividerne il martirio.  La loro ritirata finì alle porte di Nikolajewka nel gennaio del ’43,  dove per l’ennesima volta la tenaglia nemica si chiuse su di loro al grido del motto del battaglione “Pistaa!”,  prima che la “Tridentina” potesse arrivare loro in soccorso.

Anche nell’immenso fronte russo si sparse ampiamente la fama del “Cervino”,  i cui alpini venivano con rispetto e timore chiamati  “I Diavoli Bianchi”.

 

 

Questo diorama non è una vera e propria novità in quanto l’ho realizzato qualche anno fa, ma avendo deciso di riproporlo in occasione di una manifestazione modellistica, il Model Show di Varedo 2015,  in cui tra l’altro per la prima volta in assoluto in Italia si teneva il “Varedo in Action”, manifestazione esclusivamente dedicata alla scala 1/6,  ho voluto così rivisitarlo completamente dandogli una nuova veste, ancor più attinente alla drammaticità degli eventi accaduti in quei frangenti.

Il restiling è stato pressochè totale, introducendo un nuovo personaggio, il ferito portato a spalle, rivedendo in toto le posture dei personaggi ed aggiungendo alla scena, seppur di per sè già drammatica,  la connotazione di ulteriore drammaticità dettata dalla presenza della neve in grande quantità, a sottolineare il clima particolarmente rigido dei luoghi e pertanto le enormi difficoltà e sofferenze sopportate dai nostri alpini.

 

 

 

Come ogni tipica cittadina Old West anche Patton Springs brulica di gente indaffarata nelle proprie faccende.

Questo vuole essere un piccolo sguardo,  uno squarcio di vita quotidiana, rubato qua e la, tra la moltitudine di personaggi che affollano la polverosa main street cittadina.

 

Mi sono imbarcato nella costruzione da zero di una sezione del sommergibile tedesco U-Boot 96, classe VII C, lo stesso del celeberrimo film “Das Boot” di Wolfgang Petersen, più precisamente la parte che riguarda la sala di controllo con il soprastante comparto periscopio e la torretta.

L’impresa è sicuramente titanica ed oltremodo impegnativa, vista la quantità di particolari che si trovano all’interno della sala di controllo.

Qualche numero per inquadrare le dimensioni di questo bestione:  la sala di controllo avrà un’altezza interna cm. 55, lunghezza compartimento cm. 150, oltre a cm. 10 del ponte inferiore esterno e cm. 60 della torretta esterna.

Lo spaccato che intendo realizzare è esattamente riprodotto nel modellino in scala minore delle prime quattro foto.

Per la costruzione del manufatto utilizzerò principalmente lastre di polistirolo ad alta densità (PAD),  legno e plasticard.